raffaele pier l...'s profileLIGHT ARTPhotosBlogListsMore Tools Help

Blog


    May 22

    l'artista secondo Lina Maria Ugolini

    NOTE ILLUSTRATIVE
    Trasfigurare la figura di una donna suonatrice di percussioni, servendosi dell'arte del pennellare è lavoro mirabile, semplice e complesso. Spontaneo é di per sé il principio dell'operazione estetica: qualunque forma d'arte presuppone un mutamento più o meno radicale della realtà in esame. Se a questo poi vogliamo accostare alcune riflessioni pertinenti la natura del soggetto in questione, l'intervento dell'artista sulla tela risulterà ai nostri occhi campito di maggior valore.
    L'atto del percuotere strumenti, come l'organologia classifica, idiofoni e membranofoni, trasferisce con leste ali la nostra facoltà immaginativa in uno spazio remoto, alle origini del suono sulla terra. Prima che l'ingegno musicale costruisse rudimentali attrezzi atti a produrre ritmo e note, fu il corpo umano il primo strumento che l'uomo ebbe a disposizione per imitare le polifonie della natura, evocare ed omaggiare gli spiriti raminghi del mondo. Le mani battute, aperte o chiuse contro il torace; i passi ostinati dei piedi ancora nudi, portavano l'uomo ad esprimere il principio stesso della vita, il cuore della musica ancora non scritta. la donna percussiva che martella e colpisce, sfrega e sfiora impartendo alle proprie membra l'ordine periodico della disciplina ritmica è la scheggia futura di quel momento eterno, tuttora parte di un'atavica pulsazione colletiva.
    Cosa rende complesso il trasfigurare? potremo rispondere subito asserendo che ciò dipende dal linguaggio delle emozioni, dal modo con qui queste si propagano da una sorgente-oggetto, in questo caso in posa musicale, per giungere ad un ricettore illustrativo. Tale trasferimento non è certo immediato. Sicuramente previste e necessarie saranno una serie di soste riflessive, durante le quali il linguaggio della musica e quello della pittura cercheranno di tradurre e far dialogare, i loro lemmi più riposti. Potrà accadere che la scansione ritmica scritta in partitura, inviti il pennello dell'artista ad organizzare tocchi armonici di danza, o magari che le vibrazioni delle lamine del vibrafono daranno al colore la possibilità d'espandersi, ritrarsi, sospendersi o planare sulla tela. Le tavolette di legno della marimba potranno svelare alla nascente forma che sarà i segreti delle foreste, le dolcezze feroci di savane inviolate, l'idea di una scalza orma preistorica della quale il tempo del suono celebra la risurrezione. Parola di preghiera e di rispetto (in questa lettura, chi lo senta, si conceda una pausa o un punto coronato...).
    L'opera del trasfigurare è concetto che lambisce il Divino. Ogni artista deve servirsene per raccogliere, con mano da questua, una scintilla di Creazione. Questa sarà una goccia o sarà una lacrima: con maestro operare egli dovrà farla rilucere.
     
    (dal deplian della performance TRASFIGURAZIONE DI UNA PECUSSIONISTA
    durante il concerto della percussionista Flavia La Perna e della pianista Manuela Cigno,
    Istituto Musicale Vincenzo Bellini, Catania 12 maggio 2005)

    l'artista secondo Francesco Gallo

    Raffaele Di Francisca, allievo dell'artista Enzo Federici docente del corso di pittura all'Accademia di Belle Arti di Catania, è coautore di una contemporanaeità oggettivante ed enigmatica, si muove con forte tensione costruttiva con consapevolezza che la pittura, come tutta l'arte, è cosa mentale, passaggio attraverso un filtro di depurazione che è anche trasfigurazione.
    Una scuola di libertà, che parte dal primato della disciplina della storia ma dalla consapevolezza che nessuna disciplina, nessuna storia è possibile fuori dalla drammatica, partecipata forza dell'attività dell'essere quì e ora, nel senso e nel segno della vita. (dalla mostra personale LIGHT ART - l'arte della trasfigurazione , luglio 2004)

    un opera secondo Paolo Giansiracusa

    L'artista raccoglie nel segno pop l'arcobaleno felice delle dolci emozioni dove sorbetti e gelati, semifreddi e tortine, si addentellano in un mosaico di piacere che si fa cuore, che si fa spazio dorato, per esaltare i momenti di relax. Un inno al piacere del palato, quasi un canto di zucchero, di panna e di fresco piacere.
    (dalla critica all'opera "Trasfigurazione di un listino prezzi" nella mostra PERCORSI NEI LUOGHI DELL'INCONTRO QUOTIDIANO, Centro Commerciale "Le Zagare" S. Giovanni La Punta - Catania)
    May 21

    l'artista secondo Veronica Giuffrida

    L'AUREA SPIRITUALE DEGLI OGGETTI
    Durante la chiaccherata-intervista con Raffaele Di Francisca è stato interessante apprendere l'origine del suo singolare studio sulla light art, iniziato per pura casualità nella lezione di pittura, nella quale doveva realizzare una semplice natura morta che invece diventa spunto per divagare alla ricerca di altre forme più intriganti come il faro che illumina la composizione.
    Dalla realizzazione del primo faro d'artista si passa ad una serie di rappresentazioni di oggetti che emanano luce, come una banale lampadina, fino a quando Raffaele arriva alla profonda convinzione che tutti i corpi materiali possono irradiare luminosità.
    Il processo di trasfigurazione alla quale l'artista sottopone i corpi che hanno una consistenza materica come semafori, pompe di benzina, moto e altro ancora avviene attraverso l'uso di un uniforme fondo scuro che estranea gli oggetti dalla realtà spaziale per collocarli in una dimensione atemporale nella quale i contorni si irradiano di uno straordinario alone di incisiva luminosità.
    Nei dipinti di Di Francisca, la luce non è solo l'indispensabile modo per trasfigurare l'identità dell'oggetto ma ha una valenza simbolica legata all'inscindibile rapporto con la fede e la spiritualità, elementi portanti della sua personalità, che si riflettono nella missione educativa affidata all'arte "per aprire gli animi al senso dell'eterno".
    Oltre alla realizzazione di dipinti su tela, Raffaele si diletta anche nella gioiosa realizzazione di performance, nelle quali dipinge "live", con effetto trasfigurato, un evento, come una violinista in concerto, oppure preleva un oggetto di uso quotidiano e lo irradia di accecante luce.
    L'ultima produzione artistica di Di Francisca si arricchisce di contenuti: l'oggetto da trasfigurare è un annerito pannello pubblicitario degli anni '60, ritrovato in un garage, al quale l'artista conferisce un'aurea di splendente luminosità, il che equivale a una rivisitazione visiva di un reperto della pubblicità che rinasce con attuali coordinate artistiche. (dal catalogo Check-in del CAF - Catania Arte Fiera, maggio 2006)

    l'artista secondo Giada Tricomi

    Raffaele Di Francisca è un artista di introspezione. Possiamo definire tutto il suo lavoro come un'ostinata ricerca nell'introspezione del quotidiano: scavando oltre la superficie delle cose, esplorando oltre i confini dell'apparenza per approdare all'anima più segreta e nascosta degli oggetti attraverso la pittura.
    Di Francisca si esprime mediante la luce che diventa simbolo e metafora del divino utilizzando la tecnica dell'irradiazione luminosa degli oggetti, che sfuggono per un attimo al senso comune per acquistare spirito e sostanza profonda.
    E' una pittura che illustra soggetti sospesi nel vuoto temporale e spaziale: fondo nero e piatto da cui emergono forme irradiate da luce e colori spinti, esasperati, con effetti che ricordano tematiche pop ma allo stesso tempo cariche di significato religioso.
    L'artista pone una nuova attenzione verso gli oggetti di uso comune legati alle comunicazioni di massa e alla vita quotidiana, scrutando in queste atmosfere liriche ed emozionali che lo spingono costantemente verso tensioni spirituali.
    La pittura di Di Francisca rispecchia esattamente la sua personalità. Un artista siciliano, che da vari anni si muove nell'ambiente culturale e accademico dell'interland catanese e di altre province, seguendo fedelmente un percorso di arte-sacra-contemporanea. Il suo iter ci parla non soltanto di chi è Raffaele Di Francisca, ma ci spiega in presa diretta quali sono le motivazioni che lo spingono ad essere quello che lui è nell'arte; perchè, ricordiamolo, l'arte non è altro che lo specchio in cui si riflette l'autore. Parlando della sua pittura possiamo esprimere l'aggettivo "enigmatica". Una pittura celata di significati e di atmosfere sospese, ma profondamente comunicative. Telefoni, semafori, poltrone delle FS illuminati da radiosi contorni aurei e sospesi nel buio, parlano della loro essenza in silenzio. (dal catalogo della mostra personale MOND'ARTE libreria Mondadori Catania)